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Ristampata l'opera di Antonio Mellusi "L'origine della Provincia Sannita"

Martedì 25 Gennaio 2011 15:05 | PostAuthorIconScritto da Esperienza e Rinnovamento | PDF | Stampa | E-mail
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antonio_mellusiE' stata presentata, presso la Rocca dei Rettori, la ristampa anastatica del libro di Antonio Mellusi "L'origine della Provincia di Benevento", promossa dalla presidenza della Provincia di Benevento. A cento anni dalla sua pubblicazione, il volume è stato ristampato al fine di preservare e rendere disponibile ai posteri un'opera che costituisce una risorsa indispensabile per la nostra provincia e un importante strumento di riferimento per le generazioni future. Sono intervenuti alla presentazione l'ex assessore regionale ed ex europarlamentare Roberto Costanzo, Amerigo Ciervo, docente di Storia, musicista e cultore di musica popolare sannita ed il presidente della Provincia, Aniello Cimitile. Il primo a prendere la parola è Aniello Cimitile: "Siamo giunti ad un'altra tappa importante per il 150° anniversario della Provincia di Benevento, che coincide con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Per quest'occasione abbiamo deciso di dare vita ad una ristampa anastatica del testo di Antonio Mellusi. Se la Provincia compie 150 anni, questo libro ne compie 100. La prima volta fu pubblicato nel 1911 da De Martini editore in occasione del 50° anniversario della Provincia di Benevento. Ci fu poi una seconda edizione nel 1974, commissionata da Ricolo Editore di Gennaro Ricolo, da qualche anno scomparso. Nonostante siano passati tutti questi anni, il testo di Mellusi resta un punto di riferimento per chiunque voglia avere solidi elementi di analisi sulla nascita della Provincia di Benevento.
Un volume che copre il periodo che va dal 1860 al 1861 ovvero dai primi moti insurrezionali fino alla Rivoluzione risorgimentale, non tralasciando però anche il successivo processo di stabilizzazione della Provincia dagli attacchi che essa subì nelle prime riunioni del Parlamento Nazionale a Torino.
Questo libro non solo ha il merito storico di rompere il lungo silenzio sul nostro Risorgimento ma ha inoltre un merito immutato che è quello si ricomporre in un quadro unitario una serie di elementi disparati.
Esso nasce con il Consiglio Provinciale del 1911 presieduto da Leonardo Bianchi, che decise di commemorare la nascita della Provincia di Benevento avvenuta con atto formale il 25 ottobre del 1860.
Per Mellusi questa manifestazione rappresentava un adempimento di un dovere ereditario soprattutto riguardo alle reticenze sul risorgimento sannita".
All'intervento del presidente della Provincia, è seguito quello dello storico Amerigo Ciervo: "E' stata una scelta importante e culturalmente rilevante quella dell'Amministrazione provinciale, di utilizzare l'anniversario dei 150 anni della nascita della Provincia di Benevento e dei 150 anni dell'Unità d'Italia per rimettere in circolo una serie di libri ormai rintracciabili solo in biblioteche polverose e di favorire acquisizioni di documenti e di fondi.
Tutti elementi che possono aiutarci a conoscere meglio la nostra storia.
Se volessimo istituire una sorta di comparazione tra le vicende successive alla nostra storia politica, ci accorgeremmo che alcune date simboliche delle vite delle persone, nell'immaginario collettivo diventano occasione per una riflessione reale sulla propria esistenza. Si fa il punto di quella che è stata fino a quel momento la nostra vita, si progetta il da farsi.
Credo che una medesima funzione ricoprano gli anniversari storico-politici. Soprattutto quando, come nel nostro caso, gli anniversari sono doppi. Il problema che io mi sto ponendo da qualche tempo è il seguente: da dove scaturisce il divario nella storia di un paese che ha pochi eguali al mondo per la bellezza della natura e per la presenza sovrabbondante delle vette gloriose dell'arte e della cultura; di un paese i cui abitanti hanno insegnato per secoli la joi de vivre a mezza Europa; di un paese dove la nascita dell'umanesimo e del rinascimento pone le basi stesse di quella che sarà chiamata la modernità; e all'opposto, la sua accidentata storia politica, il non riconoscere da parte di molti dei suoi abitanti ne la nozione di bene comune ne la forza della legge. Il discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani di Leopardi è forse la prima grande antropologica di un italiano. Il testo degli anni '20 dell'Ottocento, definisce le trasformazione del carattere e dei comportamenti di un italiano. Il nostro poeta individua come principale limite della vita pubblica l’assenza della cosiddetta società stretta, caratterizzata dal forte controllo sociale. In questo limite l'Italia è più vicina alla natura. E' proprio questa connotazione ad essere oggetto di ammirazione ed idealizzazione da parte degli stranieri. Ma questo elemento non deriva da una presunta vicinanza con il suo carattere originario della natura, ma probabilmente dalla predisposizione a rifiutare i valori sociali condivisi. Per Leopardi gli Italiani ridono di tutto e litigano continuamente tra di loro.
Sono incapaci di prendere qualsiasi cosa sul serio. La  moderna società europea al contrario si è formata e si sta formando sul riconoscimento di valori sociali comuni. Ed è per questo che gli italiani sembrano più indietro.
A chiudere la presentazione, è stato Roberto Costanzo: "Sono onorato di essere qui oggi poiché mi ritengo un testimone della seconda edizione di questo volume.
Trentacinque anni fa con Gennaro Ricolo, illustre imprenditore culturale di Benevento che mi onorava della sua amicizia, prendemmo l'iniziativa di ristampare il volume di Antonio Mellusi, a 50 anni dall'istituzione della Provincia e dalla cosiddetta Rivoluzione di Benevento.
Allora però non riuscimmo a suscitare molto interesse nelle istituzioni locali e nella pubblica opinione".
Costanzo ha illustrato un excursus  storico che ha  raccontato l'uscita di Benevento dal dominio pontificio e la successiva costituzione del capoluogo di Provincia: "Allora nessun'altra città nel 1861, oltre a Napoli e Palermo, si trovavano in condizioni civili e culturali migliori della città di Benevento.
Credo che i garibaldini che partirono da Torrecuso il 2 settembre e quelli di Benevento che poi assieme sono andati a Napoli da Garibaldi, avevano in quel momento almeno tre obiettivi: quelli dell'area vitulanese volevano sottrarsi al dominio borbonico, quelli di Benevento volevano abbattere il dominio pontificio e credo che in quel momento vene fuori un altro obiettivo ovvero quello di costruire attorno alla storica città di Benevento una Provincia.
Un Provincia che non fu disegnata con la mentalità di uno storico ma di un geometra. Bisognava portare a Garibaldi una proposta di territorio e così un geometra tracciò con il compasso un cerchio intorno alla nostra città.
A questo punto Costanzo si è riallacciato ai giorni nostri ed ha affrontato un tema molto discusso di questi ultimi anni: "Quella che si costituì fu una provincia artificiale.
I territori che si sono ritrovati intorno a Benevento, non hanno mai avuto nel passato una comunanza di interessi di ordine geografico, economico sociale, perché dall'epoca longobarda questi territori non sono stati mai governati da un unico centro di potere. Siamo nati come provincia garibaldina e siamo stati costruiti in maniera artificiale.
Oggi, in un'altra sala istituzionale della provincia di Benevento (a Palazzo Mosti, leggasi altro pezzo in pagina ndr), si sta parlando di creare una nuova regione.
Di dividere la Campania in due parti: quella longobarda, Salerno, Avellino, Benevento, con quella borbonica partenopea, Caserta e Napoli.
Oggi viviamo una sofferenza di appartenenza geopolitica.
Non credo che molti esponenti politici ed istituzionali dei paesi riconoscano in Benevento un punto di attrazione ed un elemento aggregante.
Queste persone, però, non si rendono conto che se non ci fosse stata la città pontificia di Benevento da sottrarre al papato, la Provincia non sarebbe mai nata".
Alla fine della presentazione, il presidente della Provincia, Aniello Cimitile, ha consegnato una medaglia al figlio dello scomparso editore Gennaro Ricolo, a Roberto Costanzo e ad Amerigo Ciervo.

Da Gazzetta di Benevento

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