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Torrecuso Varie
Trentuno anni fa il terremoto
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Trentuno anni fa il terremoto
Trentuno anni fa il terremoto
| Torrecuso Varie |
Ricorre oggi l'anniversario del terremoto che sconvolse, 31 anni fa, il 23 novembre del 1980, i territori dell'Irpinia, soprattutto e del Sannio. L'evento è stato sottolineato dal geologo Vincenzo Portoghese, che ha inviato alla stampa, una lunga nota in cui lo stesso ha sottolineato e criticato le poche iniziative messe in campo per informare i cittadini e mettere in sicurezza le abitazioni.
Di seguito eccone il testo.
"Il 23 novembre 1980, una data che non può e non deve essere dimenticata. Non la dimentica chi ha vissuto la tragedia, chi ha visto "finire" in cumuli di macerie la vita soprattutto di moltissimi giovani. Di quella sera ognuno ha un suo ricordo ed è bene che lo tramandi di generazione in generazione, non per un nostalgico e fine a se stesso racconto, ma per rinnovare quel dolore e quella rabbia che non deve essere mai sepolta!
E' un dovere che abbiamo verso quelle vittime innocenti e non rendere vano il loro sacrificio. 31 anni sono trascorsi ma cosa è accaduto nel frattempo?
Altre tragedie in altre parti d'Italia, ogni regione, ogni comune, deve piangere i propri cari e provvedere a dar loro almeno una degna sepoltura: giacché nulla è stato possibile fare per evitare che perissero.
Cause naturali: spesso si invocano e si abusa del termine per non riconoscere colpe e imperizie.
Due settimane orsono, a Benevento si è tenuto l'ennesimo convegno sulla protezione civile.
Ho sentito dire le solite cose che si ripetono da 31 anni a questa parte: "Faremo, stiamo provvedendo, stiamo studiando, stiamo organizzando, abbiamo comprato fari, tende.
C'è bisogno di una maggiore intesa tra le istituzioni".
Il sindaco che si autodenuncia, manifestando la sua perplessità e preoccupazione sul come dichiarare o meno uno stato di pericolo, in quanto non sono chiari, a tutt'oggi, i meccanismi di allertamento della popolazione (è questa, quindi la seria programmazione?).
Il Servizio di Protezione Civile Nazionale, annuncia che fra un anno organizzerà una manifestazione-esercitazione a
Benevento e cita per scaramanzia il terremoto di Messina del 1908 evitando di parlare di quel che potrebbe accadere a Benevento.
Già a Benevento….
Il professor Francesco Guadagno nel suo preciso e pungente intervento, senza giri di parole ha affermato ciò che da tempo è risaputo, ovvero che Benevento è sotto osservazione, perché ci si aspetta un evento di notevole intensità e ciò potrebbe manifestarsi in qualsiasi momento!
Silenzio breve in sala, ma nessuno ha osato pronunciarsi.
Si è preferito evitare di parlarne; si preferisce come sempre, mettere la testa sotto la sabbia anziché affrontare la realtà.
La dottoressa Postiglione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, ha dichiarato anche un'altra cosa: che il primo a fare protezione civile deve essere lo stesso cittadino.
Vero, la legge lo afferma!
Ma chi prepara, informa correttamente il cittadino?
La prevenzione, termine usato e abusato nel corso del convegno come la si fa?
In maniera estemporanea, senza una vera progettualità non finalizzata solo a un mero deposito di carte?
Oppure si deve fare costantemente su tutto il territorio con adeguate e sistemiche esercitazioni e informazioni?
Sa il cittadino a quali rischi è esposto (rischi naturali ma non solo, esempio: fughe di gas da reti di adduzione e distribuzione, contaminazioni, agenti inquinanti rilasciati da attività industriali, emergenze sanitarie…) e sa quindi come comportarsi?
E' informato e preparato ad affrontarle in attesa dei soccorsi?
Si è parlato di case, di non modificare le strutture portanti, come se solo quelle fossero le uniche responsabili dei disastri.
Vogliamo svegliarci e capire che i nostri fabbricati non sono sicuri?
Che abbiamo un patrimonio edilizio vetusto, che sono trascorsi 31 anni senza fare nessun serio intervento e che forse già a qualche edificio basterebbe solo un soffio di vento per farlo crollare?
Sappiamo quali sono gli edifici pubblici e privati più vulnerabili?
Io avrei voluto sentire queste cose, avrei voluto che si definisse o si pensasse finalmente non a un piano casa (fallimentare sotto tutti gli aspetti), ma a un Piano Casa Sicura!
Con obiettivi da perseguire e raggiungere nell'immediato e nel tempo e nel frattempo, informare correttamente, costantemente come comportarsi in caso di calamità. Non ho sentito nulla di tutto questo.
Avrei voluto sentir dire dai responsabili cosa si deve fare ora non poi, non domani!
Domani è già tardi, domani significa intervenire sul disastro avvenuto.
Significa contare i morti e trepidare con ansia per i superstiti; significa piangere su ciò che si poteva o si sarebbe potuto evitare ma non si è fatto.
Sono stufo di versare lacrime, sono stufo del dolore che si aggiunge alla rabbia.
La prevenzione non la si improvvisa nè la si inventa, la si fa, quotidianamente, si mettono in sicurezza le strutture ed i siti maggiormente a rischio.
In Italia si spendono decine di migliaia di euro per programmazioni, pianificazioni; sappiamo individuare le criticità, ma non abbiamo soldi per attenuarle e/o eliminarle.
E' come se al malato gli venisse diagnosticata una malattia, ma egli non è in grado di curarsi e non perché non esista il rimedio: ma perchè non ha disponibilità economiche!
Il malato, quindi, dovrà attendere impotente e silente solo la morte!"
Di seguito eccone il testo.
"Il 23 novembre 1980, una data che non può e non deve essere dimenticata. Non la dimentica chi ha vissuto la tragedia, chi ha visto "finire" in cumuli di macerie la vita soprattutto di moltissimi giovani. Di quella sera ognuno ha un suo ricordo ed è bene che lo tramandi di generazione in generazione, non per un nostalgico e fine a se stesso racconto, ma per rinnovare quel dolore e quella rabbia che non deve essere mai sepolta!
E' un dovere che abbiamo verso quelle vittime innocenti e non rendere vano il loro sacrificio. 31 anni sono trascorsi ma cosa è accaduto nel frattempo?
Altre tragedie in altre parti d'Italia, ogni regione, ogni comune, deve piangere i propri cari e provvedere a dar loro almeno una degna sepoltura: giacché nulla è stato possibile fare per evitare che perissero.
Cause naturali: spesso si invocano e si abusa del termine per non riconoscere colpe e imperizie.
Due settimane orsono, a Benevento si è tenuto l'ennesimo convegno sulla protezione civile.
Ho sentito dire le solite cose che si ripetono da 31 anni a questa parte: "Faremo, stiamo provvedendo, stiamo studiando, stiamo organizzando, abbiamo comprato fari, tende.
C'è bisogno di una maggiore intesa tra le istituzioni".
Il sindaco che si autodenuncia, manifestando la sua perplessità e preoccupazione sul come dichiarare o meno uno stato di pericolo, in quanto non sono chiari, a tutt'oggi, i meccanismi di allertamento della popolazione (è questa, quindi la seria programmazione?).
Il Servizio di Protezione Civile Nazionale, annuncia che fra un anno organizzerà una manifestazione-esercitazione a
Benevento e cita per scaramanzia il terremoto di Messina del 1908 evitando di parlare di quel che potrebbe accadere a Benevento.
Già a Benevento….
Il professor Francesco Guadagno nel suo preciso e pungente intervento, senza giri di parole ha affermato ciò che da tempo è risaputo, ovvero che Benevento è sotto osservazione, perché ci si aspetta un evento di notevole intensità e ciò potrebbe manifestarsi in qualsiasi momento!
Silenzio breve in sala, ma nessuno ha osato pronunciarsi.
Si è preferito evitare di parlarne; si preferisce come sempre, mettere la testa sotto la sabbia anziché affrontare la realtà.
La dottoressa Postiglione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, ha dichiarato anche un'altra cosa: che il primo a fare protezione civile deve essere lo stesso cittadino.
Vero, la legge lo afferma!
Ma chi prepara, informa correttamente il cittadino?
La prevenzione, termine usato e abusato nel corso del convegno come la si fa?
In maniera estemporanea, senza una vera progettualità non finalizzata solo a un mero deposito di carte?
Oppure si deve fare costantemente su tutto il territorio con adeguate e sistemiche esercitazioni e informazioni?
Sa il cittadino a quali rischi è esposto (rischi naturali ma non solo, esempio: fughe di gas da reti di adduzione e distribuzione, contaminazioni, agenti inquinanti rilasciati da attività industriali, emergenze sanitarie…) e sa quindi come comportarsi?
E' informato e preparato ad affrontarle in attesa dei soccorsi?
Si è parlato di case, di non modificare le strutture portanti, come se solo quelle fossero le uniche responsabili dei disastri.
Vogliamo svegliarci e capire che i nostri fabbricati non sono sicuri?
Che abbiamo un patrimonio edilizio vetusto, che sono trascorsi 31 anni senza fare nessun serio intervento e che forse già a qualche edificio basterebbe solo un soffio di vento per farlo crollare?
Sappiamo quali sono gli edifici pubblici e privati più vulnerabili?
Io avrei voluto sentire queste cose, avrei voluto che si definisse o si pensasse finalmente non a un piano casa (fallimentare sotto tutti gli aspetti), ma a un Piano Casa Sicura!
Con obiettivi da perseguire e raggiungere nell'immediato e nel tempo e nel frattempo, informare correttamente, costantemente come comportarsi in caso di calamità. Non ho sentito nulla di tutto questo.
Avrei voluto sentir dire dai responsabili cosa si deve fare ora non poi, non domani!
Domani è già tardi, domani significa intervenire sul disastro avvenuto.
Significa contare i morti e trepidare con ansia per i superstiti; significa piangere su ciò che si poteva o si sarebbe potuto evitare ma non si è fatto.
Sono stufo di versare lacrime, sono stufo del dolore che si aggiunge alla rabbia.
La prevenzione non la si improvvisa nè la si inventa, la si fa, quotidianamente, si mettono in sicurezza le strutture ed i siti maggiormente a rischio.
In Italia si spendono decine di migliaia di euro per programmazioni, pianificazioni; sappiamo individuare le criticità, ma non abbiamo soldi per attenuarle e/o eliminarle.
E' come se al malato gli venisse diagnosticata una malattia, ma egli non è in grado di curarsi e non perché non esista il rimedio: ma perchè non ha disponibilità economiche!
Il malato, quindi, dovrà attendere impotente e silente solo la morte!"
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